Le cose da controllare prima di mandare online un sito, in ordine di quando si fanno. Le prime tre sono quelle che costano di più quando saltano, e sono anche le più facili da dimenticare: succedono in silenzio, e te ne accorgi settimane dopo.
Vale anche se il sito te lo sta facendo qualcun altro: sono domande che puoi fare tu.
Le tre che fanno più danno
- Il sito è visibile ai motori di ricerca. Durante la costruzione si tiene chiuso, e capita di pubblicare senza riaprirlo: su WordPress è la spunta «Scoraggia i motori di ricerca» in Impostazioni → Lettura. Verifica: apri
iltuosito.it/robots.txt, se leggiDisallow: /il sito è chiuso. - I vecchi indirizzi portano ai nuovi. Se rifai un sito che esisteva, ogni pagina che cambia indirizzo ha bisogno di un redirect, o perdi in un colpo le posizioni guadagnate in anni. Fatti dare l’elenco dei vecchi URL prima di spegnere il vecchio sito.
- C’è un backup completo, e sai come si rimette. Un backup che nessuno ha mai provato a ripristinare è una speranza, non un backup.
Contenuti
- Nessun testo di riempimento rimasto in pagina: cerca «lorem», «placeholder», le parentesi quadre e i tuoi appunti.
- I dati di contatto sono quelli veri e sono uguali ovunque: telefono, email, indirizzo, orari.
- Ogni immagine ha una descrizione alternativa scritta da una persona, non il nome del file.
- Le immagini pesano quanto serve. Una foto da 4 MB in home la paga chi ti visita dal telefono.
- I link interni funzionano e non portano a pagine di prova. Compresi quelli dentro i testi.
- La pagina 404 esiste, dice dove si è finiti e offre una via d’uscita.
Farsi trovare
- Ogni pagina ha un titolo e una descrizione propri, scritti per chi cerca, non copiati dal nome della pagina.
- La sitemap esiste ed è raggiungibile, di solito a
/sitemap_index.xmlo/sitemap.xml. - Search Console è collegata e la sitemap è stata inviata.
- La scheda Google dell’attività punta al sito nuovo, con nome, indirizzo e telefono identici a quelli in pagina.
- Le pagine che non devono finire su Google (ringraziamenti, aree di prova, documenti privati) sono escluse davvero.
Tecnica
- Il sito risponde in
httpse il certificato è valido. Nessun avviso del browser. - Una sola versione dell’indirizzo risponde:
wwwoppure senza, e l’altra ci reindirizza. - Nessun contenuto misto: niente immagini o script caricati ancora in
http. - Hai misurato la velocità su PageSpeed Insights nella scheda Mobile, non solo Desktop.
- Lo hai aperto da un telefono vero, non solo rimpicciolendo la finestra del computer.
- Lo hai aperto anche da un altro browser: Safari e Firefox si comportano diversamente da Chrome più spesso di quanto si creda.
Moduli ed email
- Hai inviato il modulo di contatto davvero, dal sito online, non in locale.
- Il messaggio è arrivato, e sai a quale casella arriva.
- Non è finito nello spam. Controlla anche quella cartella, la prima volta.
- Chi scrive riceve una conferma, o almeno vede un messaggio che dice cosa succede adesso.
- Il mittente delle email automatiche è un indirizzo del tuo dominio, non
wordpress@qualcosa. - C’è una difesa anti-spam, o il modulo diventerà una fonte di posta indesiderata entro un mese.
Regole e privacy
- L’informativa privacy c’è, è raggiungibile da ogni pagina e parla dei dati che raccogli davvero.
- Se usi cookie non tecnici, il banner chiede il consenso prima di attivarli, e il rifiuto è facile quanto l’accettazione.
- Statistiche e mappe non partono prima della scelta.
- In fondo al sito ci sono i dati che la legge chiede a chi ha partita IVA: ragione sociale, sede, partita IVA.
Misura
- Le statistiche sono attive e hai verificato che registrino la tua visita di prova.
- Sai quale azione conta come risultato (un modulo inviato, una chiamata, una prenotazione) e viene registrata.
- Hai segnato da qualche parte come sta il sito oggi: visite, posizioni, contatti al mese. Fra sei mesi è l’unico modo per sapere se è servito.
Dopo che è online
- Il giorno stesso: apri il sito da una connessione che non sia la tua, cerca il tuo nome su Google e controlla che il vecchio sito non risponda più.
- Dopo tre giorni: guarda in Search Console se ci sono pagine in errore.
- Dopo una settimana: rileggi i testi. A sito online si notano cose che in bozza non si vedevano.
- Ogni mese: aggiornamenti, backup e un giro sui moduli. Un sito lasciato solo si rompe in silenzio.
Se qualcosa non torna
Se stai per pubblicare e su due o tre di questi punti non sai rispondere, mezz’ora di conversazione costa meno di un mese passato a chiedersi perché non arriva nessuno.
Se invece il sito devi ancora farlo, il brief mette a fuoco il progetto prima che qualcuno scriva una riga di codice.